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Fonte: Civonline.it

24.01.2018
Tarquinia, schiaffi, strattoni e tirate d’orecchie a bambini di 3 e 4 anni

TARQUINIA - Schiaffi, strattoni e tirate d’orecchie a bambini di 3 e 4 anni. E ancora urla e rimproveri tali da terrorizzare alcuni piccoli alunni di una sezione della materna di Tarquinia. Con l’accusa di maltrattamenti aggravati, una insegnante del posto è stata sospesa dalla scuola dell’infanzia presso la quale lavorava da anni. Il provvedimento della misura cautelare personale interdittiva ordinato dalla Procura di Civitavecchia risale a lunedì ma i fatti contestati riguardano lo scorso anno con indagini avviate nel marzo 2017.

A circa un anno dalla pensione, la maestra, 65enne e con alle spalle 40 anni di servizio, dovrà ora affrontare un processo con un’ accusa che rischia di gettare fango su una professionalità impeccabile portata avanti per una vita. Si parla di comportamenti per molti aspetti definiti ‘’borderline’’ sui quali la stessa magistratura inquirente ha assunto posizioni diverse, prima di emettere il provvedimento, ma che per l’accusa sarebbero aggravati "dall’aver commesso il fatto nei confronti di minori ed all’interno di un istituto’’

Le indagini. Le indagini, dirette dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, dottor Andrea Vardaro e dal sostituto procuratore dottoressa Alessandra D’Amore, sono state eseguite dai finanzieri della Compagnia di Tarquinia, comandata dal capitano Antonio Petti e sono scattate a marzo 2017, a seguito di apposite segnalazioni da parte di alcuni genitori che avevano notato "significativi cambiamenti nei comportamenti dei bambini che man mano si mostravano terrorizzati all’idea di dover andare a scuola". In sostanza, alcuni genitori, cinque, avrebbero riferito di uno stato di «crescente ansia di cui erano vittime i bambini dopo un paio di mesi dall’inizio della scuola». A tali segnalazioni si sono poi aggiunte la pronte denunce della dirigente scolastica, la dottoressa Dilva Boem, cui si erano rivolti altri genitori, circa 15, per segnalare analoghi comportamenti dei propri figli in quello stesso periodo.

Le riprese video. Tre mesi di indagini, culminate a maggio 2017, quando sono scattate le intercettazioni ambientali e le videoriprese disposte dall’autorità giudiziaria di Civitavecchia. Un mese di riprese, dalle 8 del mattino alle 14 che, secondo l’accusa, "hanno poi permesso di confermare come la maestra «abbia usato violenze fisiche e psicologiche nei confronti dei piccoli alunni». «Durante la giornata scolastica - sostiene l’accusa - l’insegnante adottava un linguaggio intriso di minacce verbali ed ingiurie, usando violenza fisica come presa per le orecchie, schiaffi e strattoni, nei confronti di alcuni bambini e bambine, e addirittura anche nei confronti di un bambino diversamente abile». Le telecamere avrebbero documentato come, durante le ore di lezione, l’insegnante «maltrattava gli alunni di tre-quattro anni a lei affidati, infliggendo punizioni umilianti per futili motivi, come la costrizione a rimanere da soli in aula a finire di mangiare nonostante il rifiuto, l’uso di frasi umilianti ed offensive, colpi e schiaffi alle gambe, strattoni, tirate di orecchie, urla e rimproveri tali da provocare spavento e pianto».

Dodici episodi. Molteplici gli episodi portati a conoscenza degli investigatori. Si parla di dodici casi. Tra questi il caso di una bambina che, sempre volenterosa e felice di andare a scuola, avrebbe cominciato a rifiutarsi, affermando che "la maestra mi picchia, tira i pizzichi ai compagni". La stessa bambina, secondo l’accusa, "si mostrava addirittura terrorizzata anche nel colorare i disegni al di fuori dei bordi perché, avrebbe raccontato, "se cadono i colori la maestra mi picchia". Inoltre la bambina «era divenuta violenta ed aveva continui incubi notturni». Altro caso, quello di un bimbo, anch’egli inizialmente calmo e tranquillo, che dopo alcuni mesi dall’inizio della scuola avrebbe "cominciato ad essere violento ed aggressivo con schiaffi e parolacce". Anche il bimbo avrebbe riferito ai genitori che "la maestra lo picchiava". «Attesa l’entità delle sofferenze fisiche e morali intollerabili inflitte ai minori», l’autorità giudiziaria ha disposto la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività di insegnante nei confronti della maestra, ponendo fine immediata alle «condotte illecite nei confronti dei piccoli».

La decisione dopo un lungo iter. L’iter che ha portato al provvedimento di lunedì è stato piuttosto lungo. Il pm D’Amore ad ottobre ha chiesto la misura della sospensione al gip Giusi Bartolozzi che però ha ritenuto di dover negare il provvedimento per l’insussistenza degli elementi tali da giustificare la sospensione. Il pm ha poi fatto appello al Riesame che, sulla base di un discorso di tipo diverso, ha invece concesso il provvedimento della sospensione della maestra per sei mesi.

Un’insegnate al di sopra di ogni sospetto. Quarant’anni di servizio e neanche 40 giorni di assenze. Una maestra esemplare alla soglia della pensione, prevista tra circa un anno. I vecchi alunni ne parlano come una maestra buona e premurosa e stentano a credere che si tratti proprio di lei. Alcune colleghe di lavoro commentano come ‘’una montatura eccessiva’’, altre non si esprimono. Nell’incredulità generale c’è chi, anche attraverso i social, invece condanna senza termini quanto accaduto.

La difesa. Non condivide che vengano riportati i singoli episodi mettendo alla gogna la maestra, il legale difensore dell’insegnante, l’avvocato Giancarlo Piras che parla di episodi ai quali si dà anche un’interpretazione, peraltro evidentemente non condivisa dal gip, che ha respinto la richiesta di provvedimento, poi invece accolta dal Riesame che ha effettuato un altro discorso. «Mi sembra una gogna mediatica eccessiva non supportata da una condanna.», dice l’avvocato Piras. Nei fatti, peraltro, nessun bambino della sezione in questione è dovuto ricorrere a cure mediche. Da rimarcare anche il fatto che a maggio sono state fatte le riprese video e ad ottobre è stata richiesta la misura, nel frattempo la maestra ha continuato ad insegnare fino a giugno. E a settembre la maestra è regolarmente rientrata a scuola, seppure le è stata affidata un’altra classe. Ad ottobre, appresa l’indagine, è poi andata in malattia, anche per via delle contestazioni che le sono state mosse. Secondo il legale, un attento esame ridimensiona tutti i fatti, che in ogni caso saranno vagliati dal giudice. «Non è mio "uso" replicare alla stampa nei casi giudiziari nei quali sono professionalmente coinvolto anche perché i processi si celebrano in Tribunale e non sulla carta stampata - afferma l’avvocato Piras - la quale ha il sacrosanto diritto di riferire quanto a Loro volta , riferito. Ritengo sia lecito riportare le ipotesi di reato ascritte ma profondamente ingiusto , perché lesivo della dignità della mia cliente, riferire i singoli episodi attribuendo agli stessi una interpretazione sensazionalistica ed eclatante ad uso esclusivo della stampa e dei lettori» .«E’ legittimo - aggiunge l’avvocato Piras - ed opportuno riportare la "vicenda" dell’insegnante della scuola dell’infanzia di Tarquinia sul piano della realtà anche per evitare o limitare quella " gogna mediatica" che , aimé , si sta già manifestando. Dal contenuto di quanto pubblicato si ricava l’errata impressione di una serie di lamentele poste in essere da tutti i genitori di una intera classe, mentre invece nella realtà solo una minima parte di essi ha riferito un cambiamento del comportamento dei loro figli». «La mia assistita ( con 40 anni di servizio e meno di quaranta giorni totali di assenza dal lavoro ) - aggiunge l’avvocato Piras - si è vista " sbattuta in prima pagina " in merito ad ipotesi accusatorie e fatti avvenuti nel maggio 2016 che dovranno essere giudicate dal Tribunale dopo un’attenta e scrupolosa valutazione. Mi preme infine evidenziare come la gravità degli episodi riferiti dagli inquirenti abbia giustificato la richiesta della più lieve misura interdittiva ( la sospensione dal servizio); la mia cliente non è stata arrestata, come accaduto in casi ben più gravi a livello nazionale e la citata misura interdittiva nella fase iniziale delle indagini non venne presa in considerazione dallo stesso Tribunale di Civitavecchia».

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