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Fonte: Civonline.it

22.10.2017
“La verità  non uscirà  mai fuori“

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI - «Sono agitata perché è un giorno che aspettavo da tanto tempo. Certo non è che mi aspetto che loro dicano la verità. Non l’hanno detta fino ad adesso, figuriamoci se la diranno domani. Sono molto curiosa di sapere cosa avranno da dire. Se parleranno. Perché non so neanche se parleranno. E’ tutto da vedere. Non mi aspetto niente di nuovo. Io vado avanti poi se parlano o non parlano è uguale. In fondo Marco non ci sta più. Nessuno me lo restituirà Confido solo nella perizia collegiale, dalla quale si saprà se Marco poteva essere salvato e una volta che sarà presentata si può dire che il processo è concluso. La verità non uscirà mai fuori».  
Queste le parole di rassegnazione da parte di Marina Conte, mamma di Marco Vannini, il ventenne che la notte del 17 maggio del 2015 fu ferito da un colpo di pistola all’interno della casa della famiglia della sua fidanzata, Martina Ciontoli, a Ladispoli, e morì alcune ore dopo a seguito di una dolorosa e drammatica agonia. Domani, presso la Corte d’Assise di Roma, si torna in aula. Una nuova tornata processuale, che vede imputati Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico accusati di omicidio volontario con dolo eventuale, mentre Viola Giorgini, fidanzata di Federico, che si trovava anche lei in casa quella sera, di omissione di soccorso. Nella precedente udienza, gli imputati, tramite i loro legali, si sono dichiarati disponibili ad essere esaminati e domani probabilmente si sottoporranno all’esame. Sembra  sicuro che quattro degli imputati parleranno, ma non si sa ancora chi. Un’attesa infinita, un dolore e uno strazio che non finisce mai per mamma Marina e papà Valerio. Sulla vicenda ci sono troppe ombre e tantissimi i dubbi che li affliggono. Però non si arrendono perché vivono per restituire giustizia e verità a Marco. 
«Mio figlio ce l’ho sempre vicino a me – continua mamma Marina -  Mi da lui tutta la forza e la calma per affrontare queste difficili giornate». 
Marina è consapevole che la strada verso la verità è un percorso arduo e difficile. 
«La verità sarebbe dovuta uscire fuori inizialmente - dice sconsolata - Ma già all’epoca si erano preparati. Bugie su bugie, figuriamoci dopo 29 mesi. Sono andata al cimitero e davanti alla tomba di Marco dicevo: oggi sono 29 mesi esatti che stai dentro questo fornetto. E se in tutto questo periodo la verità non si è saputa, non si saprà mai - conclude rassegnata mamma Marina».

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